pesca con palamito

La pesca con palamito è una tecnica molto antica, praticata per catturare diverse specie di pesci e in differenti strati d’acqua. Si utilizza il palamito, detto anche palangaro, palangrese o conzo, grazie al quale è possibile allamare pesci di superficie e di profondità.

Il palangaro è un attrezzo piuttosto comune, in particolare nel Sud Italia. Inizialmente veniva impiegato per la pesca delle orate e per insidiare i saraghi. Oggi invece è ampiamente utilizzato per catturare una grande varietà di specie. Lo vedremo nei prossimi paragrafi.

In questo articolo approfondiremo alcuni aspetti della pesca con il palamito, quali prede abboccano ai diversi ami e come realizzare il conzo.

Prosegui nella lettura.

Cos’è la pesca con palamito?

La tecnica di pesca che prevede l’utilizzo del palamito consiste nel calare il palangaro e attendere che i pesci abbocchino. Il palangrese viene generalmente calato il giorno prima per poi essere ripreso il giorno successivo.

Poiché lo strumento è costituito da una lunga trave sul quale vengono disposti i braccioli con gli ami, è possibile catturare prede a diverse altezze dello strato d’acqua. Perciò, puoi catturare le aguglie, ma anche tonni e pesci spada.

Una volta recuperato il palamito, il lungo cavo viene riposto all’interno di un cesto chiamato “coffa”. In alcune zone dove il trave può arrivare a contenere fino a 25 mila ami al giorno, si impiegano delle macchine per le diverse operazioni, quali:

  1. Innesco;
  2. Calata;
  3. Salpata;
  4. Slamatura dei pesci;
  5. Pulizia degli ami;
  6. Immagazzinaggio.

In Italia invece la pesca sportiva permette fino a un massimo di 200 ami, secondo il DPR n° 1639 del 2 ottobre 1968. La pesca al palamito infatti è particolarmente fruttuosa non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo.

Permette cioè rendimenti elevati e richiede un dispendio energetico ridotto. Inoltre, è una tecnica selettiva che dà molte soddisfazioni.

Vuoi sapere quali sono le prede che puoi catturare grazie alla pesca con il conzo? Te ne parliamo nel prossimo paragrafo.

Quali prede catturare nella pesca col conzo?

La pesca col palamito allama diverse varietà di pesci. In particolare, quelle più pregiate sono rappresentate da:

  • Sgombri;
  • Sugarelli;
  • Spigole;
  • Orate;
  • Saraghi.

A seconda dello spot dove andrai a calare il palangrese, puoi tentare di catturare alcune specie piuttosto che altre. Per esempio, lungo la costa è più frequente incontrare mormore e orate. Invece, allontanandoci verso il largo e in prossimità di secche, è possibile insidiare dentici, cernie e così via.

Insieme all’hot spot scelto, l’altra variante che determina quali prede insidiare è proprio il tipo di palamito e le esche utilizzate. Ci sono infatti due differenti tipi di conzo che possiamo realizzare e diverse esche micidiali per alcune prede in particolare.

Nel prossimo paragrafo vediamo come creare la struttura per la pesca a palamito.

Leggi anche: Pesca spinning alla spigola: la guida completa

Come realizzare il palamito?

Il conzo è costituto da un trave sul quale si applicano numerosi braccioli più sottili, ognuno dei quali ha un amo. Sul trave, cioè su questo lungo cavetto chiamato anche “madre”, vengono posizionati dei galleggianti a intervalli regolari.

All’inizio e alla fine del trave viene fissato un galleggiante che deve mantenere il cordino a una determinata profondità. Inoltre, il galleggiante ti permette di individuare e localizzare l’attrezzo. In definitiva, avremo:

  1. Una lenza madre;
  2. Diversi braccioli armati per un massimo di 200 ami;
  3. Due galleggianti collegati a un peso, uno per ogni estremità;
  4. Un anello posizionato lungo il cordino per fissare la lenza.

La lunghezza del trave viene scelta in base al tratto di mare da presidiare e dal tipo di pesce da insidiare. Se volessimo realizzare un palamito con 200 ami, cioè il numero massimo consentito, avremo un palamito lungo 1000 metri. Una bella lunghezza, vero?

Possiamo distinguere i diversi tipi di palangaro in base a:

  1. La specie e le dimensioni del pesce da catturare;
  2. L’impiego (galla, fondo o mezzofondo);
  3. Il tipo (leggero, medio, pesante).

Ad esempio, per pescare gli scorfani avrai bisogno di un palamito medio da fondo. Per catturare un pesce spada, invece, il conzo sarà pesante e lavorerà a galla.

Sai che per ogni specie di pesce ci sono delle esche specifiche? Continua a leggere per sapere quali sono.

Quali esche usare per la pesca al palamito?

Sicuramente saprai che ci sono tantissime esche da mare che è possibile utilizzare per le diverse tecniche di pesca. Anche per il palamito la scelta è davvero ampia:

  • Sarde: utile per azioni di pesca che si concludono in meno di due ore. Ciò perché la sarda viene rapidamente mangiata dai piccoli pesci e perciò il rischio è di rimanere senza. Ottimo per i palamiti da fondo;
  • Cefalopodi: ideali da lasciare tutta la notte in acqua. Totani, calamari e seppie sono le esche predilette per catturare i pesci spada;
  • Cannolicchio: perfetto per orate, saraghi e dentici.

Ti è stato utile questo articolo?

Continua a seguire il nostro blog oppure visita il sito Gema Pesca e Sport per scoprire le migliori attrezzature da pesca da acquistare online.